La violenza totalitaria, senza nemici e banale, stravolge tutti i nostri paradigmi consolidati. Con dolore dobbiamo constatare che l'orrore ha preceduto la nostra volontà; perché l'orrore dimostra l'importanza dell'imprevedibile e il suo essere profondamente reale. La nostra volontà, invece, privilegia l'imminenza, la competizione, il risultato, la certezza. il voler comprendere, il voler misurare e il voler prevedere tutto a ogni costo.
L'orrore ha paradigmi chiari, ha bisogno del mondo a-polare, ha bisogno di poteri senza senso, ha bisogno del nostro bisogno di avere un nemico a tutti i costi. E, di fronte alla nostra ostinazione di una volontà immobile, banalmente ci assale e ci travolge. Purtroppo oggi non basta più stare vicini alle vittime; ciò che serve è una riconsiderazione strategica del mondo-che-siamo, senza infingimenti o ipocrisie e con la capacità/volontà di capire che la nostra sopravvivenza come umanità è legata al superamento dell'idea di "universali culturali" come non luoghi dell'irrealtà e alla valorizzazione degli "universali culturali" come luoghi della vita.
Dobbiamo disarmare la nostra volontà e ritrovarci flessibili. Solo così capiremo l'importanza del "progetto di civiltà" e la sua possibilità di farci uscire dallo stato primordiale nel quale siamo immersi.
Nessun commento:
Posta un commento