domenica 10 luglio 2016

Habermas, La mia accusa (Marco Emanuele)

Habermas (Corriere della Sera di oggi) sulla Brexit: " Non mi aspettavo che il populismo battesse il capitalismo nel suo Paese d'origine. Vista l'importanza essenziale del settore bancario per la Gran Bretagna e considerando il potere mediatico e la capacità di fare valere le proprie ragioni da parte della City di Londra, era improbabile che questioni di identità riuscissero ad avere la meglio su posizioni legate ad interessi. "

Sulla Merkel: "Non è segno di di realismo quando la leadership politica si abbandona al corso plumbeo della storia. (...) prima di rigettare un'alternativa mai tentata, si dovrebbe cercare di immaginare il nostro presente come il passato del presente di un futuro storiografo. "

Brexitt e influenza tedesca: "Il recupero di una presunta "normalità" nazionale ha portato al cambiamento di quella mentalità nel nostro Paese che si era formata in decenni di lotte e contrapposizioni nella vecchia Repubblica Federale. A ciò corrispondeva uno stile sempre più sicuro di sé e l'indirizzo "realistico" della politica della Repubblica berlinese con accenti sempre più risoluti verso l'esterno. Dal 2000 osserviamo come il governo tedesco svolge il suo ruolo di leader, ottenuto nel tempo in modo involontario, meno nell'interesse comune che non piuttosto in quello proprio. Persino un editoriale della Faz lamenta l'effetto controproducente della politica tedesca, "perché scambia la leadership europea sempre di più con la realizzazione delle proprie idee di ordine" (Faz del 29 giugno 2016). La Germania è un'egemone riluttante e al tempo stesso insensibile e incapace, che utilizza e contemporaneamente nega il disturbato equilibrio del potere europeo. Ciò fa nascere risentimenti in particolare nei paesi dell'Eurozona. Come devono sentirsi uno spagnolo, un portoghese o un greco che hanno perso il posto di lavoro in seguito alla politica di risparmio decisa dal Consiglio europeo ? Non può rivalersi sui membri del governo che hanno fatto passare questa politica a Bruxelles. Perché non può eleggerli o non eleggerli. Al posto di ciò poteva leggere durante la crisi della Grecia che questi stessi politici rifiutavano con sdegno la corresponsabilità per le conseguenze sociali disastrose che venivano accettate con simili programmi di risparmio. Finché non si abolisce questa costruzione sbagliata e antidemocratica, non ci si deve meravigliare della propaganda antieuropea. La democrazia in Europa non si ottiene se non dall'approfondimento della cooperazione europea. "

Intervengo su questo punto di Habermas per dire che l'Europa ha rappresentato una grande visione di "democrazia sovrannazionale". Siamo nel momento storico in cui chiamiamo "democratico" ciò che è "tecnocratico mascherato" e, dunque, viviamo conseguenze negative sulle nostre vite senza poter intervenire in alcun modo sulle cause che le generano, facendoci degenerare. Ci diciamo democratici ma siamo, in realtà, dei "democratici mancati". L'Europa deve ritrovarsi, anzitutto culturalmente, e può farlo soltanto ripensandosi come integrazione di complessità (al plurale); di quale cooperazione parliamo se abbiamo smarrito la "natura profonda" della costruzione europea ? Altresì, l'esperimento europeo di una "casa federale o confederale" (magari più limitata nel numero di stati) può essere un esempio per quella "regionalizzazione della globalizzazione" sempre più necessaria per il governo politico del mondo a-polare, delle sue sfide interrelate e delle sue minacce a-simmetriche.

Conclude Habermas: " i cittadini devono poter riconoscere, che vengono affrontati quei problemi sociali ed economici, che causano la incertezza, la paura di una retrocessione sociale e il sentimento della perdita di controllo. Stato sociale e democrazia costituiscono un contesto intrinseco che in una comunità monetaria non può più essere garantito dal singolo stato nazionale. "







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