Diciamolo. Dio non c'entra con le nostre miserie. Cosa c'è di Dio nel fatto che alcuni uomini decidano se altri uomini devono vivere o morire a seconda che conoscano, o meno, alcuni versetti di un libro sacro ? Nulla, c'è solo la responsabilità umana di chi pratica una violenza totalitaria.
Detto questo, è venuto il tempo di entrare nel profondo della parola "religione". Essa, infatti, riguarda sia il senso religioso della vita che l'appartenenza a una religione intesa in senso "istituzionale", di chiesa-organizzazione. Il senso religioso ci riguarda tutti in quanto "persone-mistero", uniche e irripetibili (cosa c'è di più storicamente trascendente dell'amare l'altro come "altro di noi" ?); l'appartenenza religiosa, invece, è un fatto di ciascuno che decide o meno (in libertà) di aderire a una chiesa.
Mi definisco credente e penso che sia troppo facile strumentalizzare il dato religioso a fini di violenza. Significa dire che Dio decide per noi, che noi siamo solo ingranaggi della storia. In questo c'è la banalità dell'esistenza, la sua prosa lineare; ma noi siamo per la poesia della vita, complessa e incerta.
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