martedì 26 luglio 2016

Società civile e comunità internazionale (Marco Emanuele)

Quando non sappiamo più a chi rivolgerci, nel dominio della violenza totalitaria, invochiamo la "società civile" o la "comunità internazionale" come se fossero realtà della realtà. E' evidente che invochiamo il niente ma, dovendo giustificare la nostra incapacità di pensare e di condividere un "progetto di civiltà", non possiamo fare altro che ricorrere alla peggiore retorica.

Chiediamo alla "comunità internazionale" di condannare una violenza molto spesso frutto (oltre che di cause autoctone) di scelte scellerate dei presunti (e "occidentali") portatori del bene storico; e chiediamo alla "società civile" di generare l'antidoto alla violenza stessa. E se lo facciamo è perché presupponiamo che esista un luogo nel quale vengono custoditi i valori mentre non ci rendiamo conto che il nostro sistema di valori è in pressoché totale degenerazione e che occorre fare altre riflessioni, profonde e radicali, e ripensare una dignità politica per l'intera e unica umanità nel creato.

Siamo a uno snodo fondamentale per la storia dell'umanità; o proseguiamo verso il baratro o prendiamo consapevolezza del fatto di essere diventati "primitivi sviluppati" e rimettiamo al centro dei nostri pensieri e del nostro agire l'orizzonte ampio e profondo della condizione umana e della convivenza davvero libera e giusta.

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