sabato 9 luglio 2016

La "buona salute" dell'idea totalitaria (Marco Emanuele)

Scrive Scalfari su la Repubblica di oggi: "Come si può sintetizzare uno scenario così molteplice e che incide inevitabilmente sulla vita di ciascuno di noi ? Credo che il fattore determinante sia il predominio dell'interesse particolare di ogni individuo, di ogni famiglia, di ogni categoria sociale e professionale, di ogni lobby, di ogni civiltà. L'interesse particolare mette in contrasto la libertà e il potere."

Il titolo del suo editoriale è "Libertà e dittatura si combattono oggi nel mondo". E' un tema straordinariamente interessante, che vorrei ripensare in modo più radicale. Parlerei piuttosto, di idea totalitaria nel pensiero lineare che si combatte con visioni storiche di convivenza nel pensiero complesso. Troppi sono gli indizi che ci fanno prendere atto della "buona salute" dell'idea totalitaria:

- realtà come ISIS-Daesh;
- il prevalere degli interessi particolari sotto ogni forma (Scalfari docet), a cui aggiungerei il ritorno (almeno come "voglia") ai nazionalismi peggiori con il dominio dei "muri" (culturali e fisici);
- la personalizzazione esasperata della politica nella figura del leader e la conseguente degenerazione della democrazia rappresentativa (con la "cancellazione" progressiva dei corpi intermedi) e delle forme di partecipazione;
- le caratteristiche di una certa globalizzazione tecnocratica (intesa come "universale culturale" e che si "nutre" di altrettanti "universali culturali")

Tutto questo vive nella contraddizione più evidente: mentre da un lato siamo fortemente "sviluppati", dall'altro lato siamo immersi nel "laissez faire" agli istinti primordiali. Siamo "primitivi sviluppati" e, tra questi estremi, sta il grande assente; quel "progetto di civiltà" che, tranne Papa Francesco e pochi altri, nessuno immagina. Anzi, la parola "civiltà" ci appare come estranea, laddove privilegiamo ancora la "civilizzazione" nel dominio degli "universali culturali" (primi fra tutti, la democrazia e il mercato).



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