Il rito- mito lineare e certo del vedere - comprendere - decidere ha fatto il suo tempo. Nel mondo a-polare, percorso da sfide profondamente interconnesse e da minacce a-simmetriche, l'approccio alla realtà non può che essere globale e complesso; non più, dunque, soltanto vedere - comprendere - decidere ma anche, e soprattutto, osservare - apprendere/disapprendere/riapprendere per cercare di comprendere - decidere nell'incertezza.
Il tema è il mondo-che-è e il nostro approccio a esso deve tornare a essere realistico. Dobbiamo ripensare l'idea di decisione strategica alla luce di un fattore umano sempre più determinante nella sua incertezza, intangibilità, imprevedibilità. Detto questo, risulta chiaro che occorre, in primo luogo, ritrovare la dignità della mediazione, pensata e praticata come compromesso ma che, invece, è l'anima della convivenza umana e della democrazia - processo storico, oggi intesa come modello e addirittura esportata in maniera a-contestuale. In secondo luogo, è necessario ripensare radicalmente e strutturalmente l'architettura delle classi dirigenti;; sempre con riferimento alla democrazia, in particolare a quella rappresentativa, notiamo come l'erosione progressiva dei cosiddetti corpi intermedi (ad opera della "non cultura" tecnocratica e di poteri sempre più de-materializzati e auto-referenziali) non permetta ai popoli in democrazia di condividerne il senso (che solo così diventa con-senso) e di partecipare per l'esercizio non superficiale di una libertà come responsabilità.
Approccio complesso e globale, mediazione, partecipazione, libertà-responsabilità sono alcune delle parole-chiave necessarie per cercare di governare i processi storici nel terzo millennio. Dobbiamo sempre di più relativizzare le nostre certezze, contaminare i valori (per fecondarli) nelle realtà che evolvono, non avere paura dei cambiamenti sociali ma provare a comprenderli nella profondità della loro natura. La difficoltà più grande, per noi, consiste nel prendere atto che i cambiamenti della realtà non sono errori da condannare ma prospettive da condividere; in caso contrario, come purtroppo sta accadendo, le radicalizzazioni superficiali di ogni tipo (al di là della cultura e della religione) ci travolgeranno con una violenza che non potremo comprendere, una violenza banale, senza nemici, totalitaria.
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