E' il tempo delle domande profonde.
La convivenza non sembra più "nutrirsi" di visioni ma solo di sogni di perfezione e di certezze. Possiamo convivere se ciascuno di noi si sente certo di essere e certo di essere la verità ? Prima ancora: viviamo, siamo liberi, nella assoluta certezza di noi e del noi come verità ?
Ciò a cui assistiamo, nel mondo interconnesso, è il progressivo "arroccamento" di ciascuno di noi in un "io chiuso", fortezza che vorrebbe custodire e difendere la nostra bellezza, i nostri talenti, le nostre possibilità dalle contaminazioni dell'altro e della realtà "cattiva"; insomma, siamo vittime della nostra naturale incertezza che, non compresa, ritorna a noi come insicurezza, disagio, precarietà. Il paradosso pericoloso è che la incertezza è in realtà una ricchezza, è ciò che ci permette di essere "pienamente", di ricercare la vita nella nostra perfettibilità. Eppure noi, impauriti, confondiamo l'incertezza con l'insicurezza, confondendo ciò che siamo nel profondo con la nostra de-generazione.
Ci fa paura ciò che ancora non conosciamo, e questo è normale; il tema è, anzitutto, che ci fa paura la complessità di ciò che siamo e, per questo, preferiamo la superficialità alla profondità, certi di non incontrare le "zone oscure" che ci appartengono.
Ci arrocchiamo in noi stessi, dicevo, ci nascondiamo da noi stessi e, così facendo, lasciamo prevalere il nostro essere competitivi e ci lasciamo vincere nella lotta cieca per una supremazia "banale" che non considera il valore strategico di ciò che è differente ma che ci dà l'illusione di un possibile mondo perfetto con l'io di ciascuno di noi, non problematizzato e non vissuto, al centro.
E' il tempo delle domande profonde su ciò che siamo e su ciò che stiamo diventando.
Nessun commento:
Posta un commento