domenica 24 luglio 2016

Prove di visione storica - Viviamo un periodo storico straordinario (Marco Emanuele)

Viviamo un periodo storico straordinario, carico di grandi opportunità, di sfide epocali e di altrettanti rischi per la sopravvivenza dell'umanità e del pianeta.

Questa riflessione è l'inizio di un percorso di elaborazione strategica sulla necessità di ripensare i fondamentali paradigmi della convivenza umana nei mondi-che-cambiano; è un lavoro immenso e senza alcuna pretesa di esaustività, il lavoro di una vita, possibile soltanto se viene condiviso da quanti ritengono che l'umanità stia vivendo, oggi, il pericoloso paradosso di radicali e velocissime innovazioni accompagnate alla evidente degenerazione della condizione umana nel creato.

Sembriamo "primitivi sviluppati" e gli accadimenti nei quali siamo immersi confermano che il mondo appare sempre di più come un'arena competitiva nella quale domina il "laissez-faire" agli istinti primordiali. L'individualismo esasperato, la buona salute dell'idea totalitaria, il vuoto politico, e altri che vedremo, sono alcuni dei "segni dei tempi" che caratterizzano l'attuale fase storica. A questo si aggiunge una sorta di retorica dei valori non incarnati nelle complessità naturalmente contraddittorie dei processi storici vitali e, dunque, assolutizzati e totalizzati, negati in essenza.

Con questo lavoro si vuole introdurre un punto di vista realisticamente progettuale, politico, di visione del mondo.

In primo luogo, è centrale dare il senso di ciò che, per chi scrive, è politico. Con questa parola, anzitutto, si vuole indicare l'attività umana più nobile, quella che serve per uscire dalle trappole dell'imminenza nell'eterno presente. Il politico, infatti, si colloca contemporaneamente nell'ora e nell'oltre, nella realtà e oltre la stessa, nel mondo e oltre lo stesso. Nel politico ci sono il particolare e il globale, la libertà e la necessità, i rapporti di forza, gli avanzamenti e gli arresti storici; nel politico c'è la vita e, per questo, il politico è sempre complesso, contraddittorio e incerto e mai lineare e certo.

Nella naturale incertezza del politico, che è visione della vita e possibilità di una sua valorizzazione e organizzazione strategica, acquistano valore due parole che sono fondamentali nel processo di ripensamento per la rifondazione della politica: mediazione e liberazione.

Prima di entrare nel merito di queste parole, è importante focalizzare l'attenzione sul perché la politica vada ripensata per una sua rifondazione. Dopo il '900, e le sue tragedie, il pensiero politico non ha fatto un passo in avanti rispetto alle tradizioni consolidate. Mentre il mondo cambiava, e cambia, con una velocità e una radicalità impressionanti, il pensiero politico si fermava in una sorta di "resa" alla tecnocrazia, smarrendo ogni capacità/possibilità di governo dei fenomeni storici. E' così che, in tanti,  oggi avvertiamo l'assenza di politica mentre non riusciamo a ritrovare, nella politica che conosciamo, l' "autorevolezza profonda" nella "vita che vive".

Ecco il distacco: sappiamo di volere altro da ciò che abbiamo ma non sappiamo ancora cosa. In questo vuoto e di questo vuoto l'umanità soffre, sopravvive e non vive, avvolta in uno sviluppo troppo spesso "dogmatico" e fondato su dati soltanto lineari, quantitativi, misurabili, prevedibili. Oggigiorno, in un mondo fattosi a-polare, l'a-simmetricità delle minacce e l'importanza crescente di tutto ciò che è informale e transitorio ci mettono di fronte all'imprevisto e all'intangibile che si fanno reale, che sconvolgono (in positivo o in negativo) la nostra quotidianità, la nostra normalità, le nostre certezze. Diventa sempre più importante, allora, ripensare per rifondare e per ritrovare la politica, ritrovandoci in essa e nella vita.

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