domenica 24 luglio 2016

Prove di visione storica - Senza mediazione non c'è liberazione (Marco Emanuele)

Senza mediazione non può avvenire la liberazione del progetto umano nel bene comune. Il che significa, come accade, che ciò che pensiamo sia la liberazione di noi attraverso il compromesso nella competizione altro non è che sopraffazione e dominio.

La liberazione è libertà intesa come catena di senso, come valanga positiva del sé che diventa noi in ogni altro di sé; il sé che si libera - liberando considera l'altro come l'altra parte di sé, come una condizione e una ricchezza indispensabili per il suo liberarsi.

Tale processo di liberazione è tutt'altro che scontato; al di là delle buone intenzioni, la liberazione come processo necessario per la costruzione di una convivenza libera e giusta fa i conti con le differenze che, naturalmente, nel conoscersi esprimono la naturale e reciproca  diffidenza della non conoscenza. Per questa ragione, la liberazione va accompagnata e sostenuta dalla mediazione, utile a porre il confronto fra differenze lungo la strada positiva dell'incontro e del dialogo e non su quella, più facile ma ben più dannosa e tipica del compromesso, dello scontro.

La mediazione comporta la "relativizzazione" del sé, il progressivo "disarmo competitivo" che ci fa davvero essere "noi" e non presunti "universali" portatori di una verità immediata e indiscutibile, malata.

Stiamo parlando di visioni storiche e politiche e abbiamo visto come la mediazione e la liberazione siano al centro di una politica degna di questo nome. Ripensare per rifondare e ritrovare la politica, ritrovandoci in essa, ci porta a considerare la politica in senso complesso, contemporaneamente:

- mediazione dei rapporti di forza e degli interessi particolari;
- liberazione della progettualità umana globalmente intesa (dell'umanità nel creato) e, in essa, di ogni progettualità

Abbiamo visto come il principio della mediazione e della liberazione, dunque della politica complessa, nasca dentro di noi come persone umane - soggetti storici. Ciò significa che la politica dipende in primo luogo e pressoché esclusivamente dalla nostra responsabilità e che siamo chiamati a ricomporre quel distacco che irresponsabilmente viviamo verso una politica che continuiamo a considerare come un qualcosa di altro da noi.


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