domenica 7 agosto 2016

Non rassegniamoci a diventare una umanità di "lupi solitari" (Marco Emanuele)

L'ultimo drammatico fatto in Belgio conferma che le nostre vite sono in balia dell'imprevedibile; a forza di fare finta che esso non esista, l'imprevedibile ci mostra quanto sia reale, sconvolgendo la nostra quotidianità nei luoghi della nostra quotidianità. Il tema è che non possiamo stare tranquilli, che dobbiamo vivere sospesi, vittime di un pericolo potenziale che può presentarsi ovunque, senza preavviso.

In tutto questo, a poco può la spinta sulla sicurezza. Certo è necessario che i governi si impegnino e si coordinino ma è molto più importante che tutti noi appartenenti all'umanità, e ciascuno secondo le proprie caratteristiche e possibilità, ci impegniamo a immaginare e a condividere un "progetto di civiltà".

Qualcuno potrebbe dire che tale "progetto di civiltà" ha tempi troppo lunghi e che le minacce sono immediate; è vero ma abbiamo bisogno di lavorare sia sul livello del possibile, delle risposte sulla sicurezza nelle nostre città, che su quello della strategia, di visioni di convivenza. Dico questo sapendo che siamo immersi in un mondo a-polare e tecnocratico, nel vuoto politico, nella incapacità, anzitutto nostra, di vivere le differenze dell'umano come ricchezze. Ci vogliono paradigmi innovativi per relazioni internazionali che oggi sono ridotte a "reazioni"; il nostro spazio minimo è il mondo e, invece di guardare a esso, stiamo regredendo in un provincialismo deteriore, in un individualismo becero e dannoso. Non rassegniamoci a diventare una umanità di "lupi solitari".



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