Che il dato religioso sia facilmente strumentalizzabile non vi è dubbio. Ed è proprio quando manca un "progetto di civiltà" che si usa la religione come una bandiera o come un'arma; se manca un "progetto di civiltà" mancano una direzione strategica e la consapevolezza della nostra responsabilità personale e comune rispetto alla storia.
Gli intellettuali, quelli veri, dovrebbero concentrarsi sui contenuti della responsabilità e dovrebbero cominciare a dire che ogni atto compiuto dagli uomini è un atto esclusivamente umano. Usare dio come "garante" dei nostri atti significa, in realtà, nasconderci dietro la nostra convinzione di essere dio, tradendo il Dio dell'Amore e della Misericordia. E proprio quando ci nascondiamo dietro di noi (e non dentro di noi perché ci limitiamo a portare nella storia comune la nostra superficialità), assolutizzandoci, siamo profondamente miseri e irresponsabili.
Dal punto di vista geopolitico, senza il coraggio della nostra umanità, che comprende anche le nostre contraddizioni, continueremo a parlare di "guerre di religione" o di "scontro di civiltà", legittimando in tal modo gli autori delle minacce asimmetriche che non aspettano altro. C'è miseria nella nostra irresponsabilità che diventa miseria delle e nelle nostre parole che, proprio mentre invochiamo il dialogo e la pace, esprimono la realtà della separazione e della guerra.
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