Carrère, sul Corriere della Sera di oggi, invita a non tornare a religioni di Stato. Sacra laicità, si direbbe, ed è giusto. Ma attenzione, vorrei notare, a intendere lo Stato come religione, come dio pagano che da strumento si fa fine. Attenzione ad assolutizzare gli strumenti, qualunque essi siano.
Ciò che vediamo in giro per il mondo è una evidente strumentalizzazione del dato religioso; chi uccide in nome di dio compie atti umani in nome di un "sé deificato" o come appartenente a un qualcosa di terreno che viene elevato a dio malato. Il Dio dell'Amore e della Misericordia, che ci crediamo o no, non c'entra con tutto questo.
Gli atti umani rispondono a responsabilità umane. Il tema è tutto qui e l'urgenza di un "progetto di civiltà" (e non di civilizzazione) risponde alla grande sfida in atto: quella tra umano e disumano, tra umanità e in-differenza.
Nessun commento:
Posta un commento